La gioia degli adulti… sai quanto fa bene al bambino?

Tutti desiderano che in famiglia ci sia tanta gioia, ma in pochi sanno quanto favorisca il buon sviluppo emotivo e cognitivo del bambino. Ai bambini fa molto bene crescere in contesti, famiglie, nidi, scuole dell'infanzia e scuole primarie, in cui gli adulti sono gioiosi.

Tutti desiderano che in famiglia ci sia tanta gioia, ma in pochi sanno quanto favorisca il buon sviluppo emotivo e cognitivo del bambino.

Ai bambini fa molto bene crescere in contesti, famiglie, nidi, scuole dell’infanzia e scuole primarie, in cui gli adulti sono gioiosi.

Le emozioni degli adulti contagiano il bambino

Se noi adulti al supermercato, tutto ad un tratto, vedessimo la gente scappare, proveremmo la stessa paura dipinta negli occhi di chi fugge e cercheremmo all’istante un riparo, senza perdere tempo nel cercare di capirne le cause.

I bambini sin da neonati sentono risuonare dentro di loro l’emozione dipinta sul volto dell’adulto che si occupa di lui. E’ un tipo di percezione istintiva, immediata, probabilmente dovuta al fatto che in Natura per il bambino è importantissimo percepire come si sentono i grandi. Pensate in caso di pericolo quanto sia importante che il bambino, percependo ad esempio la paura negli altri, cerchi immediatamente riparo, oppure richiami l’adulto per essere salvato.

Il contagio emotivo è quindi necessario alla preservazione della vita.

Però c’è una differenza tra i bambini e gli adulti. Nel momento in cui il bambino percepisce l’emozione dell’adulto e questa risuona dentro di lui, la fa sempre sua, qualsiasi emozione sia. Non solo la paura. Se l’adulto è triste, diventa triste, se è agitato si agita e così via.

E nel bambino che diventa triste perché l’adulto è triste, cosa succede?

Nei bambini non è mai possibile ridimensionare razionalmente l’emozione che si attiva in loro percependo quella dell’adulto.

Il motivo è fisiologico: la corteccia cerebrale è immatura. Inizia il suo sviluppo dopo la nascita e lo termina intorno ai 26 anni. Prima dei 3 anni è molto immatura. E’ la corteccia cerebrale che si accorge che l’emozione che rimbomba dentro di noi non è la nostra ma dell’altro. Per esempio: se passiamo una serata con un’amica che ha perso il lavoro, ci sentiamo dispiaciuti, sentiamo dentro di noi quello che prova lei, ci viene anche il magone. Ma la tristezza non diventa nostra e quando torniamo a casa, la nostra vita riprende normalmente. La nostra corteccia cerebrale mette un confine netto tra la quello che succede all’amica e la nostra vita al sicuro. Per un bambino sotto i 3 anni, invece, il contagio emotivo è totale. L’emozione dell’adulto diventa la sua. tra i 3 e i 6 anni i bambini iniziano a capire che gli altri hanno pensieri ed emozioni diverse dai loro, ma sono ancora vulnerabili di fronte a stati emotivi forti. Tra i 6 e 13 anni sanno distinguere meglio le emozioni altri dalle proprie. Tuttavia, poiché dipendono ancora dalla famiglia per sentirsi al sicuro, restano ancora profondamente condizionati da un clima emotivo teso o triste.

La corteccia cerebrale ha un altro compito fondamentale: quella di abbassare l’intensità dell’amozione. Per semplificare possiamo pensare al tasto del volume. La corteccia cerebrale abbassa il volume della rabbia, della tristezza, della paura. Non avendo il tasto, i bambini sentono tutto ad alto volume.

Cosa comporta essere continuamente contagiati dalle emozioni negative dei grandi?

Le emozioni spiacevoli influenzano profondamente i momenti e le giornate dei bambini: rallentano il lavoro cognitivo, spengono la spinta all’esplorazione, fanno sentire non all’altezza dei compiti e delle richieste degli adulti, fanno pensare in modo pessimista, fanno emergere l’aggressività, impediscono la concentrazione, tolgono la lucidità necessaria alla ricerca di soluzioni.

E la gioia?

La gioia, invece, sia in noi che nei bambini funziona all’apposto: rende ottimisti, fa sentire forti e capaci, rende coraggiosi, fa nascere progetti, velocizza l’apprendimento, migliora la memoria, i tempi di attenzione e di concentrazione.

Con un papà e una mamma che si abbracciano spesso e sono felici, che a cena sorridono della giornata, che mettono a letto il bambino contenti di iniziare presto un momento tutto loro e che si svegliano la mattina felici di rivederlo e di iniziare la giornata, il bambino si sente al sicuro e può affrontare sue sfide. Non ha bisogno di richiamare l’attenzione per essere aiutato e sentirsi protetto.

Quindi si lancia a far da solo, non è aggressivo, non è sfidante, riesce a giocare creativamente, ad imparare e a crescere sviluppando appieno le sue potenzialità.

❤️ Se senti che il tuo bambino è un po’ bloccato; se in famiglia non c’è un clima sereno, non aspettare, possiamo parlarne in una call gratuita. Ti ascolto e ti accompagno nelle soluzioni più adatte a te e alla tua famiglia.

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