La nascita può rendere un po’ tristi anche i papà

In genere si sa che dopo il parto le mamme possono sentirsi non felici come si aspettavano a causa dell'adattamento che comporta la vita con un neonatino. E' invece poco noto che anche ai papà può succedere la stessa cosa. Cari papà, è normale, l'importante è non sentirsi sbagliati, ma accettare la condizione di passaggio che si sta vivendo.

In genere si sa che dopo il parto le mamme possono sentirsi non felici come si aspettavano a causa dell’adattamento che comporta la vita con un neonatino.

E’ invece poco noto che anche ai papà può succedere la stessa cosa. Cari papà, è normale, l’importante è non sentirsi sbagliati, ma accettare la condizione di passaggio che si sta vivendo.

Il bambino scombussola completamente gli equilibri: nuove responsabilità, nuove dinamiche relazionali della coppia, nuove routine e anche tante nuove aspettative da tutti, parenti, amici società.

E’ necessario che la mente arrivi a nuovi equilibri e per questo ci vorrà un po’. Ma guardiamo con una lente di ingrandimento cosa accede nei papà.

Cosa prova un padre dopo la nascita del suo bambino?

Dopo la nascita del bambino il papà va incontro a emozioni contrastanti.

La gioia dell’evento e un po’ di tristezza per i grandi cambiamenti in corso.

Sente la differenza di trasporto della compagna nei suoi confronti. Comprende, ovviamente, che il bambino ha la priorità, ma osserva la sua compagna molto presa 24 ore su 24 con i bisogni del piccolo e la fatica che non le consente di aprirsi a nient’altro.

Cambia la relazione tra lui e la compagna: per la mamma d’ora in avanti, e per sempre, il bambino verrà prima di tutto. Lui passa, (per sempre!) al secondo posto. Prima erano uno per l’altra, adesso non più. Non sa ancora che fra non molto tempo anche per lui il bebè sarà l’unico scopo di un intera vita. Nella donna sono le razioni fisiologiche innescate dal parto a smuovere gli ormoni che la Natura ha voluto espressamente per mettere al sicuro il neonato e che portano al legame strettissimo tra mammà e bambino. Nel neopapà scatta lo stesso meccanismo che porta al bonding, ma ci vuole un po’ più di tempo.

Anche nel papà, dopo la nascita, avvengono cambiamenti ormonali

Con l’arrivo del neonato, come nella mamma anche nel padre cambiano gli ormoni. E’ un fenomeno biologico utile ad accompagnarlo all’adattamento alla paternità.

Per favorire aspetti comportamentali legati all’accudimento, cala il testosterone. Questo ormone è legato alla competizione e all’aggressività. Il papà dunque diventa più attento alla famiglia, più sensibile ai bisogni di mamma e bambino e più paziente.

Le conseguenze del calo di testosterone:

  • aumento del rischio di sintomi depressivi che portano a irritabilità, stress, insoddisfazione nella relazione.
  • Calo della libido con possibile conseguenza sulla perdita di intimità nella coppia

Quindi se il calo di testosterone è un meccanismo biologico che sembra promuovere l’accudimento tanto da abbassare addirittura il rischio di depressione nella compagna e promuovere una maggior soddisfazione della mamma nel rapporto di coppia, può anche contribuire a sintomi di disagio emotivo nel neopadre.

Oltre al calo di testosterone, nei neopapà si registra un aumento di ossitocina che, come nella mamma, favorisce il legame iniziale, Bonding, e l’incremento dell’attaccamento con il bambino.

Inoltre sembra essere associata a cambiamenti anatomici nel cervello degli uomini, predisponendoli a rispondere meglio ai segnali del bambino e a sviluppare comportamenti di accudimento.

Nonostante la Natura predisponga i papà all’accudimento attraverso l’ossitocina i sintomi legati al calo del testosterone (irritabilità, stanchezza, e riduzione della libido) si sommano alla nuova routine e alla mancanza di sonno.

E’ proprio questo mix di cambiamenti ormonali, stanchezza fisica ed emotiva che rende il neopapà più vulnerabile al disagio e di conseguenza più incline al conflitto e alla difficoltà di comunicazione con la compagna.

Litigi dopo la nascita

La sofferenza del papà, come anche quella della neomamma, ha radici anche nei conflitti a cui va incontro la coppia, dovuti alla difficoltà nella gestione dell’accudimento, nella gestione organizzativa della giornata, nella gestione delle notti, nella mancanza di intimità.

La stanchezza cronica. unita al al calo di testosterone e ai sentimenti di inadeguatezza, accentua le le reazioni emotive portando le piccole incomprensioni a vere e proprie discussioni.

Aumento di responsabilità e senso di inadeguatezza

La comparsa delle nuove responsabilità genitoriali può fare sentire il papà inadeguato. Il senso di oppressione di non essere un buon padre può acuirsi con il peso esercitato dalle aspettative familiari attraverso giudizi e critiche.

La strada migliore per la coppia è sempre quella di scambiarsi apertamente le proprie emozioni, preoccupazioni e fatiche, comprendendosi e aiutandosi vicendevolmente, nell’attesa paziente che tutti, neonatino, mamma e papà si adattino alla nuova situazione.

Esclusione dalla diade mamma-bambino: la sindrome del padre escluso

La nascita del bambino porta la mamma e il figlio a un legame speciale, quasi simbiotico. La relazione mamma-bambino è caratterizzata da una forza molto potente, alimentata dall’allattamento, dalle cure costanti, e da una connessione biologica e psicologica profonda.

Per il neopapà questa esperienza può trasformarsi in un esperienza di esclusione, facendolo sentire un osservatore esterno, a volte superfluo, in un mondo che ruota solo intorno alla mamma. Le sue fatiche, le sue premure, i suoi sforzi, spesso non vengono riconosciuti e passano inosservati, perché tutti hanno attenzioni, parole di conforto e complimenti principalmente per la mamma.

Inoltre, lo spazio di dialogo nella coppia tende a sbilanciarsi. la neomamma è naturalmente focalizzata sul neonato e tende a parlare quasi esclusivamente di lui, o delle proprie fatiche, preoccupazioni o paure, per trovare supporto emotivo. Spesso i papà, sentendo la responsabilità di essere di aiuto e sostegno sacrificano il loro spazio, non esprimendo i propri malesseri e i propri pensieri. Il rischio è dimenticare la complicità di coppia che c’era prima, minando le basi emotive della relazione.

In tutto ciò il papà può sentirsi solo con conseguenze sui sintomi depressivi.

Come aiutare il papà?

Molto importante che la neomamma condivida sin da subito l’accudimento del neonato, lasciando il papà libero di metterci il suo punto di vista e il suo modo di interagire e accudire.

Il modo che ha di parlargli, di addormentarlo, di procedere con il cambio possono essere non uguali a quelli della compagna, ma la diversità di approccio al bambino è spesso una grandissima risorsa.

Un altro punto molto importante è quello di favorire subito il contatto pelle a pelle tra papà e bambino, in modo da velocizzare il rilascio di ossitocina, il cambiamento ormonale e il bonding.

Ultimo consiglio che do sempre alle coppie: non perdetevi di vista troppo a lungo. I primi 40 giorni sono difficili, ma dopo 2-3 mesi è bene iniziare a ricercare momenti, anche brevi, solo per la coppia. Questo anche se il caos non è ancora del tutto dipanato.

Gli incontri solo tra mamma e papà danno un grande slancio per affrontare con gioia e positività i giorni che seguono.

❤️ Care mamme e papà, se fate fatica con il neonato, non aspettate. Chiedete una call gratuita per ricevere un aiuto pratico nella gestione quotidiana del bambino, in modo che tutta la famiglia sia supportata e la gioia al più presto garantita🌿.

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